Ci sono mattine, a Verona, in cui ti fermi al centro di Piazza Erbe e capisci che stai guardando la stessa cosa da tre piani diversi simultaneamente. Sotto i piedi, il foro romano. Alla testa, 84 metri di Torre dei Lamberti che tagliano il cielo. E di lato, strette tra via Mazzini e via Pellicciai, le case-torre del vecchio ghetto ebraico che crescevano verticalmente perché orizzontalmente non c'era più spazio. Tre quote. Una sola piazza.
Piazza Erbe: il piano zero di Verona, ma non è mai stato banale
Piazza Erbe è la piazza più antica di Verona e sorge esattamente sull'area del foro romano. La forma a fuso che vedi oggi ricalca l'impianto originario dell'agorà latina: stessa lunghezza, stessi assi urbani. Nel Medioevo il mercato ha preso il posto delle term e dei templi, e da allora non ha più smesso. Ancora oggi, sotto gli ombrelloni bianchi che i veronesi chiamano toloneo, si vendono spezie, frutta e souvenir — esattamente come mille anni fa.
Al centro troneggia la fontana di Madonna Verona, fatta erigere nel 1368 da Cansignorio della Scala riutilizzando una vasca termale romana in marmo rosso veronese e il corpo di una statua antica cui mancavano testa e braccia. Cansignorio le fece aggiungere, la incoronò, e la rese allegoria della città. Il cartiglio che tiene tra le mani porta ancora l'antico motto comunale: «est iusti latrix urbs haec et laudis amatrix» — questa città è portatrice di giustizia e amante della lode. Non è una Madonna cristiana: è Verona stessa, ritratta come una principessa medievale con il corpo romano.
Poco più in là, la Berlina — un baldacchino di marmo del XIII secolo — non è un luogo di supplizio come la catena pendente farebbe pensare: i ganci servivano a misurare le fascine di legna, mentre sulla base sono scolpite le sagome di mattoni e tegole, le unità di misura del mercato veronese. La città scaligera aveva un'ossessione per le misure giuste. Un ossessione, scoprirete, che continua in alto.
La Torre dei Lamberti: 84 metri di storia da salire o da prendere in ascensore
Dall'angolo della piazza, la Torre dei Lamberti non si vede tutta intera: bisogna allontanarsi per capirne la massa. È alta 84 metri, costruita nel 1172 dalla famiglia Lamberti in tufo e cotto — una famiglia potente di cui, curiosamente, si sa quasi nulla. Espulsi dalla città, si estinsero senza lasciare traccia scritta. Restò la torre. Nel 1295 vennero installate le due campane storiche: la Marangona, che scandiva l'ora di fine lavoro per gli artigiani e suonava in caso d'incendio, e il Rengo, che chiamava a raccolta il consiglio comunale. Nel XV secolo, dopo che un fulmine aveva distrutto la cima nel 1403, la torre fu alzata fino agli attuali 84 metri con l'aggiunta della cella campanaria ottagonale in marmo bianco.
Come si visita: l'ingresso si trova nel cortile del Mercato Vecchio, in Via della Costa — è leggermente nascosto e molti turisti lo sorpassano. Si può scegliere di salire a piedi (368 gradini lungo la scala elicoidale) oppure prendere l'ascensore in vetro, che porta direttamente alla terrazza panoramica. In cima, la vista a 360° abbraccia tutto il centro di Verona, le Torricelle, e nelle giornate limpide le Prealpi. Pianificate circa 30-45 minuti, o 45-60 se salite a piedi. Le campane suonano ogni 30 minuti: allontanatevi se siete vicini quando scoccano.
Orari: lunedì-venerdì 10:00-18:00, sabato-domenica e festivi 11:00-19:00. Chiusa il 25 dicembre. Il biglietto cumulativo (torre + Galleria d'Arte Moderna Achille Forti) costa 8 € intero. Con la Verona Card l'ingresso è incluso. Per aggiornamenti sui prezzi consultate il sito ufficiale torredeilamberti.it.
Il ghetto ebraico: le case-torre che crescevano verso il cielo per mancanza di spazio
A due passi da Piazza Erbe, tra via Mazzini, via Pellicciai e via Sella, si trova quello che rimane del vecchio ghetto ebraico di Verona. La presenza ebraica in città risale almeno al X secolo, ma è nel 1604 che la comunità entrò ufficialmente nel ghetto, in seguito alla bolla di Papa Paolo IV che ne imponeva la segregazione. Il ghetto durò fino al 1797, quando le truppe napoleoniche abbatterono i portoni.
Ciò che colpisce ancora oggi, camminando in quella zona, sono le case-torre: palazzi stretti e altissimi, che raggiungono sette-otto piani. Il motivo è semplice: la comunità cresceva numericamente ma non poteva espandersi orizzontalmente oltre i confini del ghetto imposti dalle autorità, così l'unica direzione possibile era verso l'alto. Negli anni Venti del Novecento il quartiere venne demolito per motivi igienico-sanitari, ma le case-torre in angolo tra Piazza Erbe e via Mazzini vennero mantenute per il loro valore storico. Sono ancora lì, leggibili se sapete cosa cercare.
La sinagoga attuale, in una laterale di via Mazzini, fu inaugurata nel 1864 ed è visitabile su prenotazione contattando la Comunità Ebraica di Verona. All'interno, le decorazioni orientaleggianti della volta e la parete dell'aron sono di rara bellezza. Una targa ricorda i 31 ebrei veronesi deportati durante la Seconda Guerra Mondiale. Per orientarsi nel percorso, esiste un audio-tour gratuito del ghetto scaricabile tramite l'app Izi.Travel.
Posso visitare tutto in mezza giornata?
Sì. Piazza Erbe, la Torre dei Lamberti e il perimetro del ghetto ebraico si trovano entro 200 metri l'una dall'altra. Una mattina — o un pomeriggio con luce dorata — è sufficiente per leggere tutte e tre le quote senza fretta. Aggiungete la sinagoga se avete prenotato in anticipo.
Come arrivare a Piazza Erbe dal centro di Verona?
Da Piazza Bra e dall'Arena, Piazza Erbe è raggiungibile a piedi in circa 10 minuti percorrendo Via Mazzini, la via dello shopping che le collega direttamente. Niente auto: la zona è ZTL.
Vale la pena salire sulla Torre dei Lamberti anche d'inverno?
Più di estate: in inverno la visibilità sulle Prealpi è massima, le file sono quasi inesistenti e la luce del pomeriggio tinge i tetti di Verona in arancio. La torre è aperta tutti i giorni dell'anno eccetto il 25 dicembre.
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